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Un’estate in tirocinio

“Com’è andato lo stage in Inghilterra? Da entrambe le esperienze ho imparato che per ogni problema c’è una soluzione e che l’importante è non mollare, mai”. Federica Mariotti, studente ISIT.

Quest' estate, grazie a ISIT, ho avuto l' opportunità di trascorrere ben quattro settimane nel centro EC di Portsmouth (piccola cittadina a Sud ovest dell'Inghilterra) e due settimane in quello di Cambridge. Il mio obiettivo principale era migliorare il mio inglese, traguardo sicuramente raggiunto, ma ho avuto anche la possibilità di praticare lo spagnolo, essendo la maggior parte dei colleghi ispanici. 
A Portsmouth avevo il ruolo di Activity Leader, ossia animatrice, per ragazzini dai 12 ai 17 anni, perlopiù russi, arabi e italiani. Le mie mansioni consistevano nell’organizzare le attività pomeridiane e serali (sport, laser tag, caccia al tesoro, "Cream tea", bowling, escursioni varie nel pomeriggio mentre nella sera karaoke, film, quiz, disco...)  e nel coordinarle, intrattenendo il più possibile i ragazzi. Il sabato, invece, era dedicato all'escursione a Londra (Sightseeing tour o British Museum). 
Durante le settimane ho imparato parecchio rispetto al “farsi carico” di molte responsabilità e trovare una soluzione “immediata”, ma soprattutto ho imparato come far divertire e divertirsi in qualsiasi maniera, trasformando ogni attività nella più interessante possibile.
Ovviamente con alcuni ragazzi è stato più difficile che con altri, soprattutto quando si trattava di culture completamente differenti dalla mia. Ho avuto la possibilità di confrontarmi, per la prima volta, con la cultura araba e in particolare con giovanissimi che non sapevano una parola d'inglese ed erano “piombati” in un mondo totalmente estraneo a loro, sia per lingua che per cultura. Non è stato affatto facile relazionarsi, ma allo stesso tempo ho tratto molte soddisfazioni. Altrettanto complesso, ma per motivi diversi, è stato il rapporto con gli italiani, che si ostinavano a parlare la loro lingua: è stata una vera sfida fargli dire qualche parola in inglese!
Insomma a Portsmouth niente poteva andare meglio, eravamo una "piccola famiglia" (5-6 Activity Leader e Manager) con non di più di 40 ragazzini; giorno dopo giorno abbiamo costruito un bel rapporto ed è perciò stata molto dura salutare persone con cui mi sono trovata bene e a cui mi ero affezionata. 
L'esperienza a Cambridge è stata, invece, piuttosto diversa anche dal punto di vista lavorativo. Lì facevo da supporto all'Academic Manager: dopo aver corretto i test dei ragazzi, formavo le classi in base ai risultati e, successivamente, li accompagnavo e controllavo che tutti fossero presenti. Tra le mie mansioni c’era anche l’archiviazione dei documenti di insegnanti e studenti e, verso metà settimana, la predisposizione dei diplomi. 
Ho imparato a gestire lo stress derivante dalle molte responsabilità che avevo e a lavorare in autonomia. Data la tipologia di lavoro, il numero degli studenti ospiti, che si aggirava attorno ai 200, e il minor tempo di permanenza, non si è creato il clima “familiare” che avevo sperimentato a Portsmouth.  L’esperienza mi ha, comunque, permesso di affinare la capacità di trovare soluzioni alle problematiche più diverse e mi ha insegnato che in ogni situazione ci può essere un lato positivo, basta volerlo trovare.